tradimenti
Il Gusto del Tradimento
05.03.2026 |
1.545 |
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"Non c’era gelosia nel suo sguardo, ma una fame diversa, una bramosia passiva che mi mise a disagio e, allo stesso tempo, accese un fuoco oscuro..."
Il caldo era un peso liquido, una morsa di luce che faceva tremare l’orizzonte. Ero arrivato in quella caletta della Sardegna convinto di aver trovato un paradiso deserto, ma il vero spettacolo doveva ancora iniziare.Li vidi spuntare dall’acqua come due divinità pagane. Ambra era una visione: il bikini bianco ottico sembrava quasi tagliato nel marmo della sua pelle ambrata, resa lucida dall’olio solare. Accanto a lei, Angelo. Un uomo dall'eleganza composta, troppo fermo, troppo silenzioso. Si sistemarono a pochi metri da me, e sentii subito che l’aria era cambiata.
L’invito silenzioso
Mentre ero a mollo, i piedi che affondavano nella sabbia fresca del fondale, Ambra si immerse. Nuotò verso di me con una lentezza studiata. Quando emerse, a un palmo dal mio viso, le gocce d’acqua le scivolavano tra i seni come diamanti.
"Il riverbero del sole oggi è... insopportabile, vero?" sussurrò. La sua voce aveva una vibrazione bassa, una nota di sfida che mi fece correre un brivido lungo la schiena nonostante i 40°C.
Sott'acqua, la sua gamba cercò la mia. Non fu un contatto casuale. Premette con decisione, un calore che contrastava con la freschezza del mare. Guardai verso la riva: Angelo era lì, sotto l’ombrellone, immobile. Non leggeva, non guardava il mare. Guardava lei. Guardava noi. I suoi occhi erano fissi, quasi vitrei, come se stesse aspettando l'inizio di una recita di cui conosceva già ogni battuta.
L’urgenza del legno e del sale
"Vieni," mormorò Ambra. Non era una domanda.
Uscì dall'acqua e io la seguii, ipnotizzato dal movimento dei suoi fianchi. Angelo sollevò il mento mentre gli passavamo davanti. Non c’era gelosia nel suo sguardo, ma una fame diversa, una bramosia passiva che mi mise a disagio e, allo stesso tempo, accese un fuoco oscuro.
Entrammo nella cabina numero 12. Il calore lì dentro era soffocante, l’odore di resina e salsedine era quasi stordente. Appena il chiavistello scattò, Ambra mi fu addosso. Fu un assalto di mani calde e labbra salate. Mi cercava con una voracità primitiva, come se volesse strapparmi l’anima attraverso la pelle. Il legno delle pareti scricchiolava a ogni nostro movimento, un ritmo frenetico che sembrava voler coprire il rumore delle onde.
In quel cubicolo di legno, la carica erotica divenne insostenibile. Ambra guidava tutto, reclamando ogni centimetro di me. Quando il piacere esplose, fu come una scossa elettrica che ci lasciò entrambi senza fiato, schiacciati contro le pareti calde.
Il rituale del ritorno
Mi aspettavo che si ricomponesse. Invece, Ambra si limitò a infilarsi il bikini, incurante della macchia lucida e densa che ora segnava il tessuto bianco e la sua pelle. Uscì all’aperto così, con i segni evidenti e crudi del nostro incontro addosso, una bandiera di lussuria sventolata sotto il sole.
Io restai nell'ombra della porta, col fiato corto, a guardare cosa succedeva sotto l'ombrellone.
Angelo si raddrizzò appena la vide arrivare. Lei gli si parò davanti, le gambe ancora sporche di me, l'odore del mio seme che combatteva con quello della sua crema solare. Si chinò su di lui, coprendogli il sole.
"Guarda cosa mi ha lasciato Roberto," sussurrò lei, abbastanza forte perché io sentissi.
Angelo non disse una parola. Le afferrò il viso con una foga improvvisa e la baciò. Un bacio brutale, profondo, cercato con una disperazione morbosa. Ambra rispose spalancando la bocca, passandogli direttamente i miei umori, trasferendo dalla sua lingua a quella del marito il sapore dolciastro e acre della nostra passione.
Vidi Angelo chiudere gli occhi e deglutire, assaporando il mio seme attraverso la bocca di sua moglie, nutrendosi di quel tradimento come se fosse il nettare più prezioso del mondo. Lei si staccò lentamente, passandogli un pollice sul labbro bagnato.
"Buono, Angelo?"
Lui non rispose, ma i suoi occhi si posarono sulla cabina, incrociando i miei per un istante infinito. Un ringraziamento silenzioso. Poi lei si sdraiò accanto a lui, lasciando che il sole asciugasse su entrambi le tracce di quello che avevamo appena fatto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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